UN ROBOT, UN’ONDA, UN ACCORDO PER TEDXPADOVA - TEDxPadova
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UN ROBOT, UN’ONDA, UN ACCORDO PER TEDXPADOVA

UN ROBOT, UN’ONDA, UN ACCORDO PER TEDXPADOVA

Oggi mettiamo altre carte in tavola, altri tre tasselli del puzzle che insieme stiamo componendo per arrivare preparati, consapevoli e informati all’appuntamento del TEDxPadova 2016.  Altri tre speaker di assoluto livello che il 30 aprile saliranno sul palco del Teatro Verdi. E con questi siamo a 9. Stessa formula delle precedenti uscite sul blog: qualche dettaglio sui nomi, accenni di profili che si discostino un minimo dalle biografie ufficiali, nessun cenno (o il minimo indispensabile) sull’argomento che tratteranno durante il loro talk. Questa settimana c’è molto da dire e da raccontare. Parleremo di onde (di varia natura) e dei robot che tra non molto entreranno nelle nostre case. Parleremo di innovazione e di tradizione, di arte e scienza. Parleremo di donne, uomini e mestieri, ma in realtà di argomenti che riguardano tutti noi. Parleremo di TEDxPadova e di “Let’s Play”. E continueremo a parlarne in ogni modo, sul blog, sui social, con i nostri amici, fino all’ora di pranzo del 30 aprile. Poi buio in sala: e sarà finalmente il tempo di ascoltare.

MARCO DRAGO

 “Il Drago delle onde”, “il surfista dell’universo”, e giù definizioni in un miscuglio di stupore e di deferenza verso questo giovane ricercatore italiano emigrato in Germania che appena un paio di mesi fa, era febbraio, è improvvisamente diventato famoso in tutto il mondo. Marco Drago è il ricercatore italiano che per primo ha “visto” le onde gravitazionali, le “increspature dello spazio-tempo”, come le definì nel 1916 Albert Einstein. O meglio, il primo ad accorgersi che era stato captato un segnale anomalo e a lanciare perciò l’allerta agli scienziati. Perché in quel momento Drago si trovava lontano dalle basi americane dell’esperimento Ligo, ma ad Hannover, in Germania, dove lavora, nella sede di raccolta e analisi-dati. Un evento che può trasformare una carriera, una vita. «Da un punto di vista personale sì, la pressione dei media, l’affetto degli amici – confessa Drago -. Ho preso realmente l’onda giusta. Invece sul lavoro non è  cambiato molto, al netto ovviamente della soddisfazione, mia e dei miei colleghi. Perché la scoperta è sì un punto di arrivo, ma il traguardo immediatamente si sposta più in là e ora è quello che dobbiamo raggiungere: aspettiamo altre scoperte per costruire un nuovo modo di osservare l’universo». Gli studi a Padova, 4 anni a Trento, da un anno e mezzo in Germania, uno dei tanti cervelli in fuga: Drago, tornerebbe a lavorare in Italia? «Volentieri, ma solo a condizione che sia un posto fisso».

CECILIA LASCHI

Fermi tutti, siamo al cospetto di un genio. Perché Cecilia Laschi, docente di bioingegneria alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, è stata inserita da RoboHub (portale di riferimento per la robotica mondiale) nell’elenco delle “25 donne geniali del 2015”. La sua “intuizione” è relativamente semplice da spiegare, un po’ meno da realizzare: la professoressa Laschi progetta robot “morbidi”. Vale a dire, costruiti con materiali non rigidi, ribaltando così un caposaldo che ha permesso alla robotica di compiere passi da gigante negli ultimi 50 anni, fino a diventare elemento indispensabile in qualsiasi forma di produzione. «I robot rigidi sono straordinariamente efficaci e affidabili – tiene a precisare la ricercatrice -, ma hanno dei limiti. Non sanno adattarsi a un ambiente non strutturato, come un esterno, un’abitazione. Pensiamo al robot che cammina: se il terreno cambia, se c’è una sconnessione, il materiale rigido non sa adattarsi. Quello morbido sì. La cedevolezza esiste in natura». Cecilia Laschi ha avviato la sua ricerca con il progetto “Octopus”, ispirandosi ai tentacoli e alle ventose dei polpi. Studi che le hanno fruttato l’appellativo di “genio”. «Riconoscimento che fa piacere, ma è un titolo da prendere con le molle» – scherza. E cosa si aspetta dagli spettatori del TEDxPadova? «Spero di suscitare emozione, stupore, curiosità. Userò il polpo per spiegare cosa faccio. E per far immaginare cosa i robot soffici potranno fare in un prossimo futuro».

ANTIMO MAGNOTTA

Lui era lì quella sera. Per l’esattezza sul ponte 5, al bar Vienna, a poppa della Costa Concordia che passava troppo vicina alla costa dell’Isola del Giglio. E suonava, Antimo Magnotta, perché quello faceva di mestiere: pianista sulle navi da crociera. Una sera drammatica, un incidente che ha spezzato in due non solo la chiglia della nave (con le conseguenze tragiche che conosciamo) ma anche la vita di Antimo. «Avrei potuto salire a bordo di un’altra nave – racconta -, ma non aveva più senso. Ho sentito il bisogno di ricominciare altrove». Altrove è Londra, dove Antimo arriva dopo mesi difficili, senza pace, senza sonno («Avevo nella testa le grida dei passeggeri, dormivo non più di un’ora per notte»). Lì presenta un curriculum “ritoccato” e comincia a fare il cameriere al Victoria and Albert Museum: «Avevo bisogno di ripartire daccapo, di fare fatica. Perché io di naufragi ne ho fatti due, e il secondo è stato esistenziale». Dopo qualche mese chiede al “manager” di fargli fare una prova al pianoforte. La ottiene, superando mille diffidenze. E deve aver suonato davvero bene, visto che ora Antimo Magnotta è il pianista “residente” di uno dei più famosi musei londinesi. Una nuova vita. Ha composto nuova musica dai toni morbidi (“Inner Landscape”), ha scritto un libro sulla sciagura della Concordia (“Sette squilli brevi e uno lungo”). Ora arriva al TEDxPadova per raccontarci la sua storia. E mette già le mani avanti: «Suono meglio di come parlo».