INVISIBILI ESPERIENZE AL TEDXPADOVA 2016 - TEDxPadova
2183
post-template-default,single,single-post,postid-2183,single-format-standard,_masterslider,_msp_version_2.29.0,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_grid_1300,footer_responsive_adv,qode-content-sidebar-responsive,qode-theme-ver-1.0,wpb-js-composer js-comp-ver-4.12,vc_responsive

INVISIBILI ESPERIENZE AL TEDXPADOVA 2016

INVISIBILI ESPERIENZE AL TEDXPADOVA 2016

Il TEDxPadova è sempre più vicino. Già si distinguono i contorni del Teatro Verdi, il colonnato esterno, il sipario maestoso, e giù in fondo il palcoscenico dove il 30 aprile saliranno gli speaker. Quest’anno saranno in 13 a raccontare storie ed emozioni, tra scienza, creatività e tecnologia. Una passeggiata nel futuro prossimo, una finestra aperta sulle idee più rivoluzionarie che potrebbero cambiare le nostre esistenze. Oggi vogliamo proporvi un breve profilo di altri due protagonisti del TEDxPadova edizione 2016. Come sempre con brevi dettagli, piccoli particolari che vadano un po’ oltre le biografie ufficiali. L’obiettivo è darvi qualche strumento in più per capire chi sono, cosa fanno e, soprattutto, perché hanno deciso di salire su quel palco. Per tutti potrebbe valere la risposta: «Per portare la propria esperienza, la propria testimonianza». Poi però sarete voi a declinare tempi e modi di condivisione. E, se crederete, a raccogliere la sfida.

ANNALISA BALLOI

 Sul suo profilo Twitter si definisce “Fan dei batteri”. Quando il clima lo consente sfoggia magliette con su scritto “I love microbes”: e badate bene, il rosso del cuore è ricavato da pigmenti ricavati da microorganismi. Annalisa Balloi non è soltanto una microbiologa di fama, amministratore delegato di Micro4You e docente presso l’Accademia di Brera. E’ anche un’appassionata ricercatrice che, prendendovi per mano, vi accompagnerà a conoscere il fantastico mondo dell’impercettibile: come se aveste tra le mani una gigantesca lente d’ingrandimento. Vi parlerà di bio-restauro, vale a dire l’utilizzo di un certo tipo di batteri “buoni” nella pulitura di affreschi e monumenti, con risultati sorprendenti per qualità del restauro e durata. Vi parlerà di api da salvare e di energia molto alternativa (prodotta dagli stessi batteri, naturalmente). Vi spiegherà come l’invisibile (i microorganismi hanno dimensioni inferiori alla decima parte di un millimetro) riuscirà a salvare nel modo più naturale la nostra società. Perché i batteri possono essere impiegati utilmente nei più svariati settori industriali, dai carburanti ai salumifici, dalla genetica alle biotecnologie, fino all’arte. «Il problema non è la ricerca – spiega Annalisa Balloi – ma gli investimenti. La coltura dei batteri necessari ai vari utilizzi ha tempi lunghi e costi conseguenti. Ma il risultato è garantito. I batteri possono essere la soluzione: non fanno male, né a noi né all’ambiente. Semplicemente, funzionano».

FABIO TOGNETTI

Lui sa cos’è inutile, cosa ci appesantisce sul sentiero spesso accidentato della nostra crescita personale e professionale. E cosa invece potrebbe essere utilissimo, e magari l’abbiamo lì a portata di mano, ma mai ci è passato per la testa di utilizzarlo. Fabio Tognetti, di mestiere, fa l’emotional trainer. Stimolando, provocando, stupendo e divertendo riesce a tirar fuori il meglio da ciascuno di noi. E lo fa talmente bene da aver fondato una società, la Unreal (www.unrealpro.com): lavora per le più grandi aziende e tiene corsi (gratuiti) nelle Università di Milano, Roma, Torino e Padova. Tognetti, ma cosa fa di preciso un emotional trainer? Toglie peso allo zaino che portiamo sulle spalle così da permetterci di camminare più spediti? «Non è proprio esatto – risponde -, Per restare nella metafora, tolgo dallo zaino gli oggetti inutili e ci metto altro. O magari prendo con voi la mappa e vi suggerisco altre strade per raggiungere la meta. Diciamo che offro consapevolezza». Tognetti al TEDxPadova parlerà di leadership, di teambuilding, dell’arte del pensare. Entrerà nelle vostre menti riuscendo a scrostare convinzioni e comportamenti negativi. Una specie di mentalista: ma dov’è il trucco? «Nessun trucco, non faccio altro che toccare le parti più sensibili del tradizionale modo di ragionare, che spesso è dettato dal “comune pensare” e non da un’effettiva convinzione. Perché “è così che bisogna fare”. E invece no. A volte bisogna rompere certe convinzioni. E io lavoro sull’emozione di chi ascolta».