TEDXPADOVA 2017: UN’ESPLOSIONE DI SCIENZA, IN ASSENZA DI GRAVITA’, CON UN TOCCO DI ZEN - TEDxPadova
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TEDXPADOVA 2017: UN’ESPLOSIONE DI SCIENZA, IN ASSENZA DI GRAVITA’, CON UN TOCCO DI ZEN

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TEDXPADOVA 2017: UN’ESPLOSIONE DI SCIENZA, IN ASSENZA DI GRAVITA’, CON UN TOCCO DI ZEN

Vi presentiamo oggi il secondo blocco di speaker del TEDxPadova 2017: cinque personaggi straordinari, le loro esperienze professionali, a volte incredibili, a volte indispensabili. Vi presentiamo i loro volti, le loro storie. Le voci invece le ascolterete il 13 maggio, quando saliranno sul palco del Teatro Verdi per raccontare la loro visione del Domani. Ognuno nel suo campo, che sia un laboratorio o lo spazio, che sia disinnescare un pericolo o colmare un vuoto dell’anima. Ma tutti entusiasti ed emozionati per l’opportunità di condividere con la nostra community le loro idee di valore.

Buio in sala, sul palco salgono altri cinque speaker.

 

PETRA RITTER

Si sente spesso parlare di “cervelli in fuga”. Ebbene, Petra Ritter non solo è un “cervello in arrivo”, avendo lei, tedesca, scelto l’Università di Padova come base per le sue ricerche. Ma è anche una scienziata che proprio di questo si occupa: di cervelli. Li studia, li scompone, li rielabora per analizzare le connessioni cerebrali. «Il mio gruppo di ricerca – ha spiegato pochi mesi fa, al suo arrivo nella città del Santo – può simulare il funzionamento del cervello umano e animale per comprendere le modifiche derivanti da lesioni o patologie, oppure dagli effetti delle terapie». Non solo: Petra Ritter, che per anni ha condotto ricerche presso il dipartimento di neurologia Charité di Berlino, è specializzata in neuroscienza computerizzata. In pratica, studia l’integrazione della conoscenza del cervello utilizzando strumenti come “Virtual Brain”, una piattaforma neuroinformatica open-source in grado di mappare le zone del cervello dove si sposta l’attenzione a seconda dei segnali che s’inviano. Tradotto in parole più semplici: siamo in presenza di avatar cerebrali. Sembra fantascienza, ma è già realtà. E’ già Ora.

 

FRANCK ANICET DITENGOU

Domanda facile facile: come fanno le piante nello spazio a tenere i loro “piedi” nel terreno? Dove vanno a finire le radici? Come reagiscono i vegetali all’assenza di gravità? Fin da piccolo Franck Anicet Ditengou, nato a Mouila, in Gabon, è stato attratto dall’esplorazione spaziale e dalla vita nel cosmo. Oggi è un biologo, docente di fisiologia molecolare delle piante presso l’Università di Friburgo, in Germania. E la sua passione non è cambiata. La sua ricerca è mirata alle interazioni tra piante e ambienti. O, per entrare più nello specifico, studia la “dissezione dei meccanismi molecolari che regolano il modo in cui le piante reagiscono alla gravità e alla microgravità”. Naturale che uno scienziato del genere finisca col coordinare molte missioni spaziali, con l’obiettivo di selezionare le piante in grado di crescere negli ambienti in assenza di gravità. Per sapere quali bisognerebbe chiederlo a lui. Ma dallo spazio al palco del TEDxPadova il passo è più breve di quanto possiate immaginare: siete pronti a spiccare il volo con Franck?

 

EMANUELA PALMERINI

Le sfide non l’hanno mai spaventata. Sarà per questo che Wired ha inserito Emanuela Palmerini nella classifica delle “50 persone più influenti nel mondo” per il 2017. Emanuela è un medico oncologo, si occupa di tumori delle ossa e dei tessuti molli ed è responsabile di interventi di chemioterapia sperimentale nella fase I – III del sarcoma. Lavora al dipartimento di oncologia muscoloscheletrico all’istituto ortopedico Rizzoli di Bologna. Nei laboratori di ricerca del Rizzoli tenta di trovare strade nuove nel trattamento dei tumori rari. La sfida per il 2017 si chiama Immunoterapia. «Sto lavorando a due protocolli sperimentali per individuare fattori di risposta al trattamento – spiega Palmerini -. L’obiettivo è personalizzare le terapie, calibrarle su misura per ogni paziente. Ma la strada è ancora lunga».  Qualche domanda: si può correre sulla strada della ricerca? O è più importante lavorare dietro le quinte con ostinazione, con tenacia? Fare i passi giusti senza preoccuparsi della velocità? Le risposte le ascolterete sul palco del TEDxPadova 2017.

 

MAESTRO TETSUGEN SERRA

Quale meditazione è possibile in un’epoca che va così veloce, così propensa alle approssimazioni, così poco incline all’osservazione profonda, soprattutto di sé? La risposta la ascolteremo da uno dei più noti maestri zen italiani: Tetsugen Serra. Nato a Milano, studi accademici in un Monastero Zen giapponese, ha fondato due monasteri zen in Italia, uno proprio a Milano, l’altro a Barceto, in provincia di Parma. Dal 1988, anno del suo rientro in Italia, si è dedicato interamente alla diffusione della pratica dello Zen in ogni ambito, dal personale a quello aziendale, promuovendo anche attività non convenzionali, come allestire un gruppo di diffusione e volontariato che dal 1999 porta lo Zen Shiatsu nelle strutture di recupero per tossicodipendenti e nelle carceri di San Vittore, Opera e Bollate. Tetsugen Serra è stato membro del Consiglio Direttivo dell’Unione Buddhista Italiana e della Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace. L’ultimo libro che ha pubblicato s’intitola Zen 3.0 – La Via della meditazione (Cairo editore, 2015). «Sbaglia chi pensa che lo Zen sia stare seduti a gambe incrociate senza far nulla» – spiega il Maestro. Che dal palco del TEDxPadova 2017 ci offrirà la sua visione del futuro, la sua saggezza, la sua armonia.

 

MATTEO MOSSUTO

Un secolo di storia, due Guerre Mondiali alle spalle e un’eredità difficile da smaltire: gli ordigni bellici inesplosi. Ce ne sono ancora moltissimi disseminati in varie parti d’Europa, Italia compresa. Una stima, perché solo tale può essere, indica che in Italia il 40% del materiale inesploso è ancora nascosto chissà dove: all’incirca 16mila tonnellate di esplosivo. Il TEDxPadova ha il piacere e l’onore di ospitare sul palco del Teatro Verdi un artificiere dell’Esercito Italiano. Matteo Mossuto di mestiere disinnesca bombe, soprattutto nel Triveneto. Ne ha messe in sicurezza migliaia nella sua carriera, cominciata nel 1993. Ma molto c’è ancora da fare. Perché i ritrovamenti sono molto frequenti: solo nel nord Italia la media è di 3-4 ordigni al giorno. «Il vero problema è l’informazione – spiega Mossuto -. Quel tempo trascorso tra i conflitti mondiali e gli incidenti che ancora oggi si verificano dev’essere raccontato nel dettaglio, le persone devono sapere cos’è accaduto e cosa ancora può accadere. Ieri come oggi, come domani. Perché quelle bombe possono fare ancora male».