Intelligent design: pseudoscienza superata o futuro dell’evoluzione?

 

Da dove veniamo? Come ci siamo evoluti?

 

Nel corso della storia, sono state tantissime le ipotesi sull’origine della nostra specie: come la teoria dell’evoluzione di Darwin, che mise in discussione l’idea dell’origine divina dell’uomo, ed è oggi l’ipotesi supportata dalla comunità scientifica contemporanea; però a fianco della teoria evoluzionista resistono ancora diverse teorie creazioniste che sostengono che possa essere solo una entità superiore ad aver generato la realtà complessa che ci circonda.

Tra queste l’intelligent design (disegno intelligente), detto anche creazionismo scientifico, sostiene che il mondo naturale presenti un grado di complessità e perfezione tali da non poterlo ritenere il risultato di una serie di eventi casuali al vaglio della selezione naturale. A difesa di questa posizione, però, non sono state portate prove scientifiche tanto che la comunità scientifica ha respinto il design intelligente in quanto manca di criteri necessari per qualificarlo come scienza, non essendo né osservabile né dimostrabile. Per cui, stando alla teoria Darwiniana dell’evoluzione, sappiamo che tutti gli esseri viventi sono soggetti agli stessi processi di selezione naturale, alle stesse forze fisiche e alle stesse reazioni chimiche, uomo compreso. Eppure, i recenti progressi tecnologici sembrano suggerire che nel XXI secolo questo stia cambiando. L’essere umano sta iniziando a superare i limiti imposti dalla selezione naturale. E forse dovremmo riconsiderare il concetto di intelligent design.

 

 

Ma facciamo un piccolo passo indietro, di giusto qualche miliardo di anni, e partiamo dal principio.

 

Per quasi quattro miliardi di anni ogni organismo vivente si è evoluto secondo un processo di selezione naturale, nessuno è stato progettato da un creatore intelligente. Ad esempio, le giraffe hanno il collo lungo perché quelle con il collo più lungo avevano maggiori possibilità di sopravvivenza e quindi di riprodursi. Anche con la comparsa di esseri più evoluti come i Neanderthal, che acquisirono la capacità di progettare in anticipo, i processi evoluzionistici non cambiarono molto: la loro possibilità di intervento sull’ambiente doveva adattarsi all’evoluzione naturale.

La prima rottura con questo sistema è avvenuta circa 10.000 anni fa. Con la rivoluzione agricola i Sapiens compresero che potevano intervenire nei meccanismi di evoluzione. Ad esempio, compresero che incrociando una gallina grassa con un gallo grasso buona parte della prole sarebbe stata grassa a sua volta, dando vita nel medio periodo a una stirpe di volatili grassi che non sarebbe mai esistita senza l’intervento umano. Tuttavia, queste capacità di progettazione avevano un vincolo, ovvero le caratteristiche stesse dell’animale fornitegli dalla natura.

Oggi il sistema di selezione naturale sta affrontando una sfida di tutt’altro livello. Ne è un esempio Alba, l’opera d’arte di Eduardo Kac, bio artista brasiliano. Kac contattò un laboratorio francese per progettare un coniglio verde fluorescente. Gli scienziati piantarono un gene preso da una medusa fluorescente nel DNA di un embrione di coniglio bianco, e così nacque Alba, una coniglietta verde fluorescente.

 

 

 

Ora la domande è: possiamo considerare Alba come un esempio di intelligent design?

 

Come abbiamo detto all’inizio dell’articolo, la comunità scientifica, sostenitrice della teoria evoluzionistica, si oppone all’ideologia dell’intelligent design che crede dell’esistenza di un’entità superiore che progetta la vita. Infatti, solo ripercorrendo brevemente l’evoluzione umana abbiamo visto che la comunità scientifica ha ragione circa il passato. Ma l’esempio di Alba suggerisce che i sostenitori della teoria dell’intelligent design potrebbero avere ragione sul futuro. Un futuro in cui il ‘designer’ potrebbe essere proprio l’essere umano. 

Il caso di Alba ne è solo un piccolo esempio. Basti pensare ai progressi della biotecnologia, grazie a cui si è in grado di mutare non solo aspetti fisici ma anche comportamentali e sociali degli animali, semplicemente intervenendo sul DNA. Oppure all’ingegneria biomedica e ai tentativi di creare un’interfaccia cervello-computer diretta e bi-direzionale (immagina di poter collegare i nostri cervelli a Internet). O infine a progetti come lo Human Brain Project che mira a realizzare attraverso un supercomputer, una simulazione del funzionamento completo del cervello umano.

 

 

Forse attraverso la tecnologia l’uomo potrà davvero sostituire la selezione naturale con l’intelligent design

 

E se l’essere umano riuscisse a sostituire la selezione naturale con la tecnologia, diventando in un certo senso quell’entità superiore tanto acclamata dai sostenitori della teoria del disegno intelligente? Forse l’uomo potrebbe davvero sostituire la selezione naturale con l’intelligent design. Un uomo come designer che progetta gli organismi viventi che in natura non esistono e forse non sarebbero mai esistiti.

Di una cosa possiamo stare certi: se questo avverrà la specie umana si troverà di fronte a importanti implicazioni etiche, politiche e sociali. La grande sfida dell’umanità sarà proprio nella capacità di fare le scelte migliori avendo a disposizione così tanto potere. 

 

Serena Guerra